Prevenire nuovi casi di abuso e incrementare la cultura della tutela dei minori

abuso

Presentato a Matera il libro di don Ennio Tardioli

Lo scorso 17 marzo a Matera è stato presentato il libro “Clero e abusi sessuali. Fra diritto canonico e diritto secolare”, edito da Tab edizioni, di don Ennio Tardioli, presbitero dell’Arcidiocesi di Matera-Isernia dal 2004, dottore in utroque iure (presso la Pontifica Università Lateranense – 2014), avvocato rotale (2019) e laureato in Giurisprudenza (presso l’Università di Roma LUMSA – 2022). Attualmente è docente di diritto canonico presso l’Istituto Teologico di Basilicata di Potenza, Giudice presso il Tribunale Ecclesiastico dell’Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, nonché collaboratore della Parrocchia San Giovanni Battista di Matera.

L’evento dello scorso 17 marzo, che è possibile rivedere QUI, patrocinato dall’Arcidiocesi di Matera-Isernia, dall’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme – Sezione Basilicata, Delegazione di Matera e dal Serra Club – Distretto 73 Puglia e Basilicata, ha coinvolto non solo esperti di primo piano nel campo della tutela dei minori e del diritto ecclesiastico nella Chiesa italiana, ma anche operatori pastorali, giuristi e cittadini interessati a conoscere l’impegno della Chiesa e delle istituzioni per garantire giustizia alle vittime, prevenire nuovi casi di abuso e così incrementare la cultura della tutela dei minori.

Gli interventi

Pertanto, dopo l’introduzione da parte di Monsignor Francesco Sirufo, Arcivescovo di Acerenza e Delegato CEB per la Tutela dei Minori sono seguiti gli interventi della Dott.ssa Chiara Griffini, Presidente del Servizio Nazionale Tutela dei Minori della CEI, la quale ha illustrato le strategie adottate dalla Chiesa italiana per combattere questo fenomeno; e successivamente del professore Luigi Sabbarese, Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Vaticano (vincitore del premio Vox Canonica 2025), il quale ha approfondito gli aspetti giuridici relativi ai procedimenti canonici in materia di abusi sessuali.

Il prof. Sabbarese ha evidenziato come attualmente con la questione dei diversi casi di abuso nella Chiesa “Ci troviamo dinanzi ad una realtà che ci ha costretti non solo a prendere consapevolezza del fenomeno, ma anche a considerarne l’urgenza e la gravità per provvedervi con prontezza ed efficacia. Per questo è bene parlarne anche con la comunità dei fedeli perché è necessario che dalla consapevolezza degli abusi, delle loro cause, delle terribili conseguenze per le vittime e le loro famiglie, si passi ad un cambiamento di paradigma culturale, antropologico e teologico”.

Per capire meglio l’idea, la struttura e la finalità del testo di don Ennio e i suoi risvolti nel favorire una sensibilità ecclesiale su un tema cosi delicato abbiamo intervistato l’autore. Ringraziamo don Ennio per la sua disponibilità e gli spunti di riflessione che ci ha offerto.

Don Ennio come nasce l’idea di questo suo testo? Come è strutturato e quale la finalità che si vuole raggiungere?

L’idea del libro che ho scritto nasce da una riflessione maturata a partire dallo scandalo di Boston, da quello irlandese e dalle vicende che nel 2009 hanno colpito l’Italia. Queste situazioni mi hanno ferito umanamente ed emotivamente e mi hanno portato a decidere di approfondire questa problematica presente nella vita della Chiesa. Il libro è stato la conseguenza naturale della riflessione maturata nel tempo. Consta di tre capitoli, di una introduzione, di una conclusione e di una bibliografia ragionata. Nel primo capitolo faccio una explicatio terminorum per avere un linguaggio comune di riferimento, analizzando in modo peculiare la pedofilia e la pedopornografia nella legislazione penale italiana, nonché chi sono il chierico, il minore e la persona vulnerabile.

Ho cercato quindi di evidenziare la psicologia del pedofilo per capire che cosa spinge i preti, consacrati con l’unzione del sacro crisma, a macchiarsi di un così abominevole delitto. Nel secondo capitolo ho trattato l’evoluzione storica e i contenuti aggiornati della legislazione che la Chiesa universale si è data sui delicta graviora inserendola nell’ambito più ampio della riforma della Curia Romana e del Libro VI del Codice di Diritto Canonico voluti da papa Francesco. Infine, nel terzo capitolo, ho cercato di mostrare come la Chiesa italiana ha tradotto la normativa universale illustrando l’evoluzione storica e i contenuti aggiornati delle vigenti Linee guida della Conferenza Episcopale Italiana.

Don Ennio da alcuni anni stiamo osservando diversi cambiamenti e progressi nel trattamento dell’abuso sessuale nel Diritto Canonico. Quali sono, secondo lei, le chiavi del nuovo Libro VI del Codice, alla luce anche del suo studio da poco pubblicato?

Ritengo che la riforma del Libro VI del Codice abbia cercato di dare una svolta a livello normativo sulla questione degli abusi sessuali perpetrati da chierici e da laici operanti nelle strutture ecclesiastiche su minori e sulle persone vulnerabili. Innanzitutto essi sono stati inseriti tra i “delitti contro la vita, la dignità e la libertà dell’uomo”. Inoltre la riforma pontificia ha mostrato con maggiore chiarezza che il diritto penale canonico è l’espressione di quella carità pastorale che va a beneficio della salus animarum, per cui è un dovere dell’Autorità ecclesiastica applicarlo senza paura dopo che siano stati esperiti inefficacemente tutti i rimedi pastorali previsti dal diritto canonico come la correzione fraterna, l’ammonizione, la riprensione, il precetto penale e la vigilanza. Fondamentale è stata la riduzione della discrezionalità che i Vescovi avevano nell’applicazione del diritto penale, la previsione di nuove fattispecie di reato e la questione della prescrizione dell’azione penale.

Dopo il Summit mondiale sulla tutela dei minori voluto da papa Francesco nel febbraio 2019 c’è stata una ricaduta nel contesto italiano? Quale è stata la risposta della Chiesa per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili?

Certamente con il Summit del 2019 sono stati fatti dei passi avanti e ciò ha avuto delle ripercussioni anche nella Chiesa italiana. A mio parere questi passi devono ulteriormente perfezionarsi. Innanzitutto la Chiesa ha cambiato mentalità e modo di affrontare questa problematica mettendo al centro la vittima e non la difesa dell’Istituzione. Ciò è stato possibile mettendo in atto una serie di strategie e costituendo strutture come i Servizi Regionali e Diocesani per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, il Coordinatore regionale e il Referente diocesano, i Centri di Ascolto con personale qualificato e idoneo che si facciano carico di accogliere e di aiutare le vittime di abusi, i loro familiari e non solo.

Ma ancora di più la Chiesa sta cercando di fare prevenzione attraverso la formazione per far conoscere in modo capillare la problematica degli abusi e alcune soluzioni che sono state già messe in atto. La Chiesa italiana ha aggiornato le Linee guida e recentemente anche la Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis riguardo al discernimento dei candidati al sacerdozio e del loro percorso formativo nei seminari inserendo la formazione su questa tematica attraverso lezioni e laboratori.

E’ opportuno puntualizzare che non dobbiamo focalizzarci solo sugli abusi sessuali, in quanto vi sono l’abuso di potere e quello di coscienza che sono altrettanto gravi e presenti nelle realtà ecclesiali. Tuttavia questi ultimi possono essere l’anticamera degli abusi sessuali. La Chiesa italiana mostra attenzione alle vittime degli abusi e ai loro familiari attraverso percorsi spirituali e psicologici, ma pensa anche all’abusatore che continua ad essere figlio di Dio e va aiutato.

Nell’accezione comune si guarda molto alla funzione punitiva della legge penale e poco alla funzione risanatrice e rieducatrice, soprattutto dal punto di vista morale, nei confronti del condannato. C’è nel Codice di diritto canonico un collegamento tra irrogazione della sanzione e Misericordia?

Ritengo che pena e Misericordia non siano in contrasto tra loro come la mentalità odierna ci ha abituati a credere, anzi, come dice papa Francesco nella costituzione apostolica Pascite gregem Dei con cui ha promulgato il nuovo Libro VI del Codice di Diritto Canonico, carità e misericordia servono a raddrizzare ciò che è storto, di conseguenza irrogare la pena come extrema ratio è l’espressione più alta della Misericordia, in quanto la sanzione penale tra le finalità indicate dall’ordinamento canonico deve tendere ad emendare il condannato aiutandolo a capire l’errore, oltre che a ristabilire la giustizia e a riparare lo scandalo che il delitto ha prodotto.

Don Ennio le comunità cristiane cosa possono fare per arginare il fenomeno degli abusi sui minori?

Credo che il primo passo da fare sia quello di far conoscere questa problematica senza falsi pudori o moralismi e senza tabù per creare la cultura della prevenzione e della trasparenza, ma c’è un secondo passo da cui non si può prescindere: agire senza voltarsi dall’altra parte. Tutta la comunità cristiana è interpellata, tutti noi dobbiamo vigilare e denunciare senza paura di ritorsioni o altro, affinché gli ambienti ecclesiali siano più sicuri per tutti e in particolare per i minori e le persone vulnerabili. Proprio in virtù di questo, il libro vuole essere un servizio alla Chiesa e alla società civile.

 

 

“Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit!”

(S. Giovanni Paolo II)

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Emanuele Tupputi

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Riguardo Vox Canonica

Vox Canonica nasce nell’anno 2020 dal genio di un gruppo di appassionati giovani studenti di diritto canonico alla Pontificia Università Lateranense.

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